Essere vecchi a 25 anni: la breve carriera negli…

Fonte: Gazzetta.it

A 25 anni? La carriera può già essere sul viale del tramonto. È il giudizio spietato del mondo degli eSports, che deve confrontarsi con un ritmo velocissimo delle partite e con una reattività che, per restare in cima, dev’essere sempre al massimo. Un apice fisico e mentale che si raggiunge nella fascia d’età fra i 18 e i 20 anni. E se negli sport tradizionali avanzando con l’età si compensa (e magari si migliora) con l’esperienza e una maggiore consapevolezza del proprio corpo e delle proprie abilità, giocare a StarCraft 2 a 25 anni può significare essere ormai indietro rispetto ai “nuovi”.

RIFLESSI FULMINEI – In StarCraft 2 i migliori giocatori possono arrivare a toccare le 600 azioni al minuto, quindi 10 ogni secondo. Un numero elevatissimo: pensate a un cestista che mima con la mano il rimbalzo della palla sul parquet per 10 volte al secondo. In StarCraft 2 un conteggio così alto è certamente aiutato dal fatto che le unità controllate sono moltissime. In giochi come League of Legends, dove invece il giocatore controlla un’unica pedina in campo, le azioni per minuto sono la metà, ma il ritmo di gioco è comunque elevato. Immaginiamo un utente che si fermi a 4 azioni al secondo: nell’arco di mezz’ora di gioco, prendendo come riferimento 240 azioni al minuto, potrebbe aver accumulato un ritardo di 3.600 azioni. Ossia la differenza fra vincere una gara e perderla.

NESSUNO COME ALÌ – Anche una recente indagine di Goldman Sachs ha confermato che negli eSports sono i più giovani a dominare: un atleta 25enne rischia di essere già vecchio per quei giochi in cui la reattività arriva a livelli tanto estremi. Il costante ingresso di nuovi campioni è senz’altro uno dei lati appassionanti di StarCraft 2, ma ciò implica anche che gli eSports non perdonino nessuno. Per cogliere l’occasione servono anni di allenamento ma la finestra temporale per arrivare al successo, poi, è molto limitata. Quando, ormai 32enne, Mohammed Alì sfidò George Foreman nello Zaire nel 1974, non aveva più i riflessi di prima; sapeva che non avrebbe potuto puntare sui suoi piedi veloci e così fece leva sulla sua massa muscolare, assorbendo i colpi nei vari round e sfinendo Foreman sulla lunga distanza. Negli eSports un simile cambio di strategia è impossibile da mettere in pratica.

INFORTUNI – Bisogna poi considerare che giocare così rapidamente su PC con mouse e tastiera può mettere a dura prova il fisico. Il tunnel carpale è un frequente intoppo nella carriera di un atleta di eSports. L’avanzare dell’età pone ovviamente il fisico in una situazione più sensibile agli acciacchi; un ulteriore tassello in un mosaico che disegna il pesante fardello dello scoccare dell’orologio biologico. Hai Lam (uno dei volti più noti della storia di Cloud9) lo sa bene: nel 2013 si ritirò per alcuni mesi dalla scena professionistica di League of Legends, a 23 anni, perché i problemi al polso erano arrivati a un punto “che non potevo più ignorare”, spiegò. Rientrato nella scena competitiva pochi mesi dopo, le sue prestazioni non hanno mai più toccato le vette degli anni precedenti. Lo scorso aprile ha definitivamente lasciato l’agonismo per dedicarsi allo streaming e, magari, alla formazione dei campioni di domani, forte della sua esperienza come capitano di Cloud9.
MOUSE AL CHIODO – Le prospettive di carriera restano però quello di qualsiasi altro sport: fintanto che il corpo lo permette, si punta ad arrivare in cima; dopo di che, si pensa a quale ruolo ricoprire per continuare a restare all’interno dell’ambiente, magari come allenatore o come commentatore degli eventi di eSports, condividendo l’esperienza maturata come professionista. Rispetto alle discipline tradizionali, però, la parabola di un atleta degli sport elettronici può essere incredibilmente più corta: un 40enne come Gianluigi Buffon davanti ai monitor di StarCraft 2 non lo vedremo mai.

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