Le nuove architetture dell’eSport

Fonte: nova.ilsole24ore.com

Lo capisci già dall’esterno che l’edificio è adibito a qualcosa di mai visto, o visto poco, almeno in Italia. Ma è quando entri che cogli lo spirito dell’eSport Palace, un misto di passione, tecnologia e, certo, del business più seducente per gli under 25: il videogioco competitivo.

Inaugurati al pubblico ieri, in via Carducci a Bergamo, i tre piani del nuovo tempio del gaming targato Samsung ospitano un ristorante e un negozio di accessori al primo livellouna sala Lan da 40 postazioni con bar e palco per eventi al secondo e, al piano più alto, il sancta sanctorum dei MorningStars, i quattro team competitivi (italiani) sponsorizzati dal colosso coreanodue per “Overwatch”, uno su “Hearthstone” e l’altro su “Counter Strike: Global Offensive”. In tutto, fanno oltre 800 metri quadrati, dedicati a un fenomeno che, nel mondo, è previsto muova fra il miliardo e 600milioni di dollari (Newzoo) e i 2 miliardi (Superdata) entro il 2021.

Nel suo genere, «è il primo palace interamente dedicato agli esport»precisano Samsung e il suo partner, AK Informatica. Non hanno torto: sebbene la prima “gaming house” italiana sia da rintracciare a Cagliari – ne scriviamo fraqualche riga –, e per quanto i Moba bar siano ormai una catena frequentata dagli appassionati a Torino e a Milano, l’eSport Palace è la prima struttura aperta in cui il pubblico può allenarsi, godersi un torneo in un’arena dedicata o incontrare i propri beniamini, lì tutti i giorni per perfezionarsi.

Questo è, appunto, una gaming house: una struttura in cui giocatori professionisti o aspiranti tali possano trascorrere le giornate allenandosi e vivendo insieme, visto che, come in ogni altro sport, i delicati equilibri di una squadra si forgiano anche lontano dal campo (o dallo schermo, in questo caso). 

C’è di più, si diceva, cè il business: Intel, Zotac, Cooler Master, Astro, Sparco eD-Link sono i partner tecnici dell’impresa bergamasca, aziende per cuil’agonismo digitale comincia ad avere una centralità strategica. Dati alla mano, è proprio Samsung a dimostrare perché sia il terzo investitore al mondo nel gaming competitivo: dal primo bimestre del 2017, da quando cioè il brand coreano ha fondato il proprio team esportivo, il mercato italiano dei gaming monitorcon refresh rate superiori ai 120 Hz, è passato dai 761mila euro a un milione e 477mila euro, moltiplicando la quota di mercato a valore dell’azienda dall’1 al 20,4% (dati: Gfk).

«Crediamo fortemente in questo progetto – ha confermato Martino Mombrini, Marketing Director IT Division di Samsung Electronics Italia  – e fin dalla nascita dei MorningStars abbiamo seguito i ragazzi per dare loro tutto ciò di cui avevano bisogno. L’esport è per loro una professione, ma prima di tutto una grande passione, che seguono ogni giorno con serietà e costanza. Per questo motivo abbiamo scelto di creare questo spazio per i team e per tutti gli appassionati».

Non è un caso che parte del Palace sia adibita a sala regia, dove lavorare alla preparazione di video da condividere anche in tempo reale; oggi l’esport è la sintesi suprema dell’eterna pulsione per l’agonismo, dell’intrattenimento tradizionale e dei due passatempi preferiti sotto i 25 anni: videogiocare e guardare chi lo fa.

In questo, la struttura bergamasca è innovativa anche rispetto alla gaming house di Team Forge, la prima organizzazione esportiva italiana ad aver messo a disposizione dei propri giocatori una casa in condivisione e, separatamente,una struttura attrezzata per l’allenamento in discipline diverse.

«Dello sport tradizionale – dice Alessandro “Sekuar” Sesani, il team manager dei Forge – quello elettronico conserva la disciplina necessaria per competere ad alti livelli. Per questo condividiamo spazi e ritmi quotidiani: dobbiamo affiatarci, crescere insieme. E soprattutto ricordarci che, una volta staccata la spina e andati a casa insieme, il gioco si riprende solo il giorno successivo».

Frutto dell’iniziativa privata di Alessandro Fazzi, un imprenditore 48enne con trascorsi nell’esercito e unannosa passione per il (buon) videogioco, a oggi la squadra sarda sembra preferire l’agonismo alla comunicazione. I risultati ledanno ragione: non solo il team, fondato nel 2016, va collezionando trionfi in ambito nazionale; proprio dalla sua fucina è uscito Daniele Di Mauro, più noto come Jiizuké, a oggi l’unico italiano a competere nella “serie A” europea diLeague of Legends.

È il segno che qualcosa sta cominciando a funzionare. Samsung e un numero crescente di aziende italiane sempre più interessate all’esport potrebbero dare il via a quella crescita per ora solo auspicata.

Non solo metaforicamente, l’eSport Palace potrebbe esserne la prima pietra.

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